Osservatorio Elle active!
La “Fiducia” nel mercato del lavoro
Capitale sociale, differenze di genere e coesione tra generazioni.
La sintesi e i dati più significativi dell’Osservatorio saranno presentati e commentati in sessione plenaria in apertura del forum Elle active! sabato 7 novembre.
L’Osservatorio Elle active! nasce da una collaborazione tra il gruppo Hearst e il Centro di ricerca CRILDA dell’Università Cattolica del Sacro Cuore con l’obiettivo di indagare il complesso rapporto delle donne con il mercato del lavoro. Questo Rapporto raccoglie i risultati delle analisi condotte nell’ambito dell’Osservatorio su un esteso campione di donne (e uomini) e analizza il complesso ruolo della “fiducia” nel mercato del lavoro. Dal rapporto emergono interessanti differenze di genere nel ruolo che la fiducia occupa nelle scelte degli individui e come influisce sui loro percorsi di vita e lavoro.
PREMESSA
“Il futuro è una promessa, non una minaccia” (Papa Leone XIV, meeting di Rimini, 2026)
La Fiducia è un valore intangibile che permette al sistema economico di funzionare e agli individui di soddisfare i propri bisogni e perseguire le proprie aspirazioni. In un mondo privo di fiducia, i costi per stipulare, verificare e far rispettare i contratti e i rapporti di lavoro sarebbero così elevati da paralizzare gran parte degli scambi. Dal punto di vista sociologico ed economico, la fiducia costituisce la componente fondamentale del capitale sociale (cioè la rete di relazioni e norme condivise che facilitano la cooperazione tra individui). Inoltre, molti studi mostrano come la presenza di fiducia nei confronti degli “altri” (cioè verso individui sconosciuti) contribuisca a ridurre la polarizzazione sociale e la conflittualità, favorendo coesione e relazioni più stabili. Nei contesti strategici la fiducia aiuta gli individui a collaborare, le imprese ad investire e favorisce rapporti di lavoro di lungo termine perché, le parti percepiscono minori rischi di comportamenti opportunistici. La "Fiducia", con la F maiuscola, è quindi un valore fondamentale che influenza le scelte e influisce sui percorsi di vita e lavoro degli individui.
Le differenze di genere nel livello di fiducia generale sono state oggetto di numerosi studi di psicologi, sociologi ed economisti nell’intento di isolare le differenze tra uomini e donne. In alcuni esperimenti sociali, le scelte di uomini e donne sono state sottoposte a manipolazioni del contesto socio-economico al fine di analizzarne i comportamenti relativamente ad attitudini al rischio e alla fiducia. La teoria dei giochi modella e poi analizza con esperimenti i comportamenti degli individui in situazioni strategiche. Ad esempio, nel Trust Game, gli individui devono interagire e scambiare tra di loro quantità di denaro in funzione della fiducia che attribuiscono alla controparte. I principali risultati degli esperimenti, supportati da una letteratura consolidata, mostrano come le donne mostrino, in media, maggiore cautela prima di accordare fiducia a sconosciuti e, più in generale, siano caratterizzate da una minore propensione al rischio. Le indagini condotte in diversi paesi europei rivelano interessanti differenze di genere nel grado di fiducia espresso nei confronti delle istituzioni: in genere le donne presentano livelli più elevati di fiducia nei confronti di scuola e sanità, mentre sono più riluttanti a dare fiducia nei confronti delle istituzioni finanziarie e nel mercato del lavoro.
Tuttavia, non tutto il gap di genere osservato nella fiducia percepita e nelle scelte di vita può essere imputato a preferenze innate o a differenze nei comportamenti tra donne e uomini. Come mostrano le ricerche condotte in passato nell’ambito dell’Osservatorio “Elle active!”, spesso sono proprio le condizioni di contesto del mercato del lavoro ad essere differenti, e a costituire delle vere e proprie barriere strutturali, come ad esempio l’esistenza di differenze salariali di genere, di tassi di occupazione femminile inferiori, di maggiori carichi di lavoro di cura, ecc.. In altre parole, nonostante i significativi progressi degli ultimi decenni, le differenze di genere nell'accesso al lavoro e alle opportunità economiche che il lavoro offre sono ancora significative e influiscono nella percezione di “fiducia” delle donne nei confronti delle opportunità di carriera, di guadagno e nella possibilità di raggiungere posizioni di leadership.
Esiste anche una dimensione di ciclo di vita nelle differenze di genere nel grado di fiducia. Tipicamente, le giovani donne, e i giovani uomini, mostrano livelli elevati di fiducia (più idealizzata che reale), che però varia in base alle condizioni lavorative, alle difficoltà d'inserimento nel mercato e al reddito. In età adulta, il grado di fiducia percepita tende a stabilizzarsi: gli individui affrontano responsabilità lavorative e familiari, sviluppando una fiducia più ancorata alle condizioni di vita e alla propria rete sociale. Con il passare del tempo e con l’invecchiamento il grado di fiducia si polarizza, mostrando tendenze opposte. Da un lato, con l'età, aumenta la fiducia interpersonale: sono soprattutto le donne con relazioni sociali fuori dell’ambito lavorativo che ne beneficiano maggiormente. Dall'altro, in età avanzata o in presenza di fragilità emerge invece una maggiore diffidenza verso le istituzioni e la società, soprattutto da parte delle donne che vivono più a lungo ma spesso con salute precaria e in povertà (relativa).
Nonostante non esistano politiche del lavoro specificatamente dirette alla “fiducia” percepita dalle lavoratrici e dai cittadini, non c’è dubbio che le politiche debbano avere come principale fine quello di migliorare il benessere, non solo materiale, delle famiglie. Di fronte ai rischi che le lavoratrici e i lavoratori incontrano nel ciclo di vita, le politiche devono essere in grado di restituire sicurezza ai più fragili e trasparenza negli effetti distributivi delle stesse. L’articolazione delle politiche economiche e sociali considerate nel rapporto, restituisce un quadro in cui, oltre al sostegno al reddito, alle misure di welfare e alle politiche attive del lavoro, quello che conta è anche il capitale sociale e le reti di protezione formali, e informali, che possono essere attivate nei momenti di bisogno.